dicembre 22
11:50
2014
Kiev prepara un (altro) false flag. Atomico? (di Maurizio Blondet)
Nota di Rischio Calcolato: Questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€ spesi benissimo).
Kiev prepara un (altro) false flag. Atomico?
Lo sostiene Mikhail Delyagin, consigliere di Stato e direttore dell’Istituto russo per i Problemi della Globalizzazione, in un’intervista alla radio Komsomolskaya Pravda.
«Abbiamo delle informazioni su questo»,
asserisce. «La prima informazione viene da Kharkov. Non ero incline a
prenderla sul serio perché in Ucraina oggi c’è un fenomeno di psicosi di
massa e una tempesta di voci. Ma una conferma è avvenuta in modo
diretto. Spero vivamente che si tratti di propaganda. L’informazione è
che l’esercito ucraino sta per lanciare un’offensiva (1):
ma non ne ha le capacità e la demoralizzazione è mostruosa. Tuttavia
pretendono di passare all’attacco. Preparano un bombardamento
d’artiglieria massiccio. Dopo questo, un’arma nucleare tattica esploderà
nella zona dell’offensiva dell’esercito ucraino. Tutto il mondo
condannerà l’uso di armi atomiche perpetrato dagli orribili russi.
Siccome le discussioni sulla ri-orientazione della nostra dottrina
militare girano attorno a questo punto, e l’intelligentsia liberale
sta già gridando su questo, una tale accusa sarà molto, estremamente
difficile da smentire. Anche se le nostre forze armate non sono in grado
di fare questo nemmeno teoricamente, ma ciò sembrerebbe del tutto
plausibile agli americani, perché nella storia i lanci di armi atomiche
li hanno fatti loro. Usare una bomba nucleare per la terza volta non
sarebbe per loro un problema».
Il punto , sottolinea Delyagyn, è che noi russi non siamo riusciti a contrastare la falsa accusa, strillata dai media occidentali
e dai loro politici e Governi, che «il Boeing della Malaysia è stato
abbattuto dalle bestie russe», e sarà difficile provare che i barbari
russi hanno lanciato un’arma atomica contro l’armata ucraina indifesa.
Non gli si può dar torto. Anche se le forze occidentaliste hanno da mesi messo la sordina su quel criminale false flag che
ha portato all’assassinio dei 289 passeggeri innocenti, in quanto è
impossibile ormai nascondere del tutto le losche manovre (per cui ad
esempio la Malaysia, lo Stato interessato e vittima, è stato tenuto
fuori dalla ‘commissione d’indagine’ tecnica – formata esclusivamente da
Olanda, Belgio, Australia e… Ucraina, un fatto senza precedenti né
giustificazioni in caso di sciagura aerea), ma la versione ufficiale che
regge ancora è questa: sono stati i russi, o i ribelli abbattere il
MH17. Eurodeputati britannici sono giunti al punto da chiedere a Mosca
«non solo le scuse, ma l’indennizzo alle famiglie delle vittime», senza
essere seppelliti dello sprezzo. «Continuano a proclamare che il
responsabile diretto del Boeing malaysiano è personalmente Putin», dice
Delyagin: «Figuratevi quando le tv mostreranno le immagini dei bambini
ucraini bruciati dalle radiazioni. Nessun uomo politico europeo avrà il
coraggio di dire: d’accordo, è accaduto qualcosa di molto grave, ma noi
continuiamo comprare il gas russo perché è conveniente. Tutte le
relazioni commerciali saranno vietate. Anche la tv Russia Today [che dà il punto di vista di Mosca, ndr] sarà oscurata in Occidente».
Del resto, secondo le informazioni di Delyagin, è proprio l’Estonia al centro di oscure manovre nucleari.
«Abbiamo rapporti sul grande porto estone di
Padiski, che è attualmente un grande deposito di rifiuti radioattivi per
tutta l’Estonia ed altri Stati: vecchio materiale medico, per
radiografie eccetera. Ed ecco, la NATO fa accostare a questo porto un
cargo radioattivo, ma non si tratta di materiali esauriti destinati alla
discarica. I rifiuti radioattivi sono solo usati come copertura.
E ci sono altre storie strane: per esempio, esperti di compagnie militari private sono arrivati all’inizio del conflitto. Uno di questi esperti (il suo nome ci è noto) è stato messo in isolamento a causa delle radiazioni, e ne sarebbe morto. Ci sono altri giochi strani…».
E ci sono altre storie strane: per esempio, esperti di compagnie militari private sono arrivati all’inizio del conflitto. Uno di questi esperti (il suo nome ci è noto) è stato messo in isolamento a causa delle radiazioni, e ne sarebbe morto. Ci sono altri giochi strani…».
Ma gli USA hanno già vinto, rovinando la
Russia e strappandone le relazioni con l’Europa, che era il loro scopo
primario. («La UE può essere una grande potenza indipendente dagli USA
solo in cooperazione con la Russia. Adesso è sparita come attore
mondiale», dice Delyagin). Perché avrebbero bisogno di un simile false flag atomico? Perché stravincere con tale mostruosità?
La risposta è contenuta nella valutazione di
Delyagin: i Governi europei continuano a cercare di riannodare le
relazioni commerciali con Mosca, un po’ sottobando; ci perdono troppo
nello strappo definitivo, non vogliono lo shale gas americano –
una fonte incerta e costosa – e preferiscono il gas russo, sicuro e
stabile. Le opinioni pubbliche europee inoltre hanno simpatia per Putin.
Una bomba atomica da cui accusare Putin romperebbe queste relazioni
sottobanco, e la simpatia per Putin. Dopo la Bomba, «nessun uomo
politico europeo avrà il coraggio di dire: d’accordo, è accaduto
qualcosa di molto grave, ma noi continuiamo comprare il gas russo perché
è conveniente».
«Sarà un crimine assoluto, e non ci sarà
alcuna prova», dice Delyagin «Qui non si tratta di un Boeing della
Malaysia con tutti attorno ai resti a fare foto. Lo sappiamo che dei
rappresentanti occidentali che si fanno passare per giornalisti russi
sono dentro Donetsk assediata e cercano le prove del coinvolgimento
della Russia; dei super-prfessionisti e nello stesso tempo gente debole…
non hanno alcuna prudenza, non sanno cosa esattamente cercare. Sono
rimasti lì per mesi e non hanno trovato niente. Ma questo niente non è
una prova per loro, né per alcuno in Occidente. Dicono: non abbiamo
visto, ma sappiamo che sul terrenoci sono soldati russi».
È la versione ufficiale a cui tutti in
Occidente credono. Nel caso di un’esplosione atomica, meglio che attorno
al Boeing dove tutti scattavano foto: «Qui non ci sarà niente da
fotografare», perché nessuno entrerà nell’area contaminata. Il mito
della aggressione russa all’Ucraina si appoggerà su un’esplosione
nucleare, ed allora «sarà impossibile difendersi» di fronte alle
opinioni pubbliche mondiali manipolate.
Se ritenete questo un sospetto eccessivo, vi invito a considerare il gran numero di false flag che
vengono quasi continuamente creati onde pasturare le oche dei media e
far risuonare le grancasse della informazione-spettacolo. Quando si
tratta di allarmare le masse torpide sul pericolo islamico, sul
terrorismo jihadista che ci minaccia nelle nostre strade e nei caffè –
come è accaduto nella lontanissima Sidney – è il caso di farsi qualche
domanda sulla scenografia preparatoria di queste tragedie, e sui
caratteri anomali di questi «terroristi».
Nella città australiana, il giorno prima del
tragico evento, il teatro dell’Opera di Sidney – che sorge a qualche
centinaio di metri dal caffé Lindt – viene evacuato a causa di un a
borsa «sospetta»: l’intervento degli agenti, dice chi l’ha visto,
sembrava un’esercitazione di quel che sarebbe avvenuto il lunedì
seguente. Ed ha creato il clima collettivo giusto, del resto già creato
da settembre, quando il Governo ha alzato il «livello di allarme», senza
specificare perché. Il lunedì seguente un uomo armato prende 44 ostaggi
nel caffé Lindt: occasione eccezionale di gran di spiegamento di forze
speciali come da esercitazione precedente, di urlate «breaking news» su
tutti i grandi network, e con la pacchia con le tv di tutto il mondo
piazzate per ore ed ore davanti al Lindt a far vedere dalle finestre gli
ostaggi, il terrorista in bandana jihadista, la bandiera nera che
sembra proprio quella dell’ISIS o Daech tenuta davanti alla vetrina.
Il Daechi in Australia! Ma come osare essere scettici? La tv l’ha mostrato! In diretta! Per sedici ore!
In quelle sedici ore, il Primo Ministro
australiano Tony Abbott (quello che ha cercato di umiliare Putina
Brisbane) ha tenuto non uno ma due messaggi alla nazione. Centinaia di
polizotti, fra cui quel corpo pesantemente armato di assalto tattico che
avrete visto, hanno invaso il centro di Sideny.
«Edifici che si trovano a chilometri di
distanza dalla scena della presa d’ostaggi sono stati evacuati, i mezzi
di trasporto pubblici sono stati dirottati, le pattuglie di polizia sono
state rafforzate non solo a Sidney ma a Canberra e in altre città…
Nessuna spiegazione coerente è stata data per la decisione di prendere
d’assalto il caffé all’alba, ciò che ha portato alla morte dello
squilibrato e di due ostaggi innocenti», ha scritto il giornalista Peter
Symonds. Insomma Abbott è riuscito a trasformare un evento grave sì, ma
localizzato, in una cirisi nazionale di prima grandezza, per
giustificare una politica estera interventista in Medio Oriente, come
richiesto dalla Casa Bianca.
Così, alle torpide masse non interessa molto sapere chi è il terrorista: tale Man Haron Monis [nella foto] (conosciuto
anche con un altro nome, Monteghi Borujerdi), rifugiato iraniano (molto
utile, anche se lui dice di essere non più sciita ma sunnita), che si
pretende ayatollah (nientemeno), vestito da clerico musulmano, 49 anni,
già condannato più volte dai tribunali australiani, fra l’altro per
aggressione sessuale e sospettato dell’ omicidio di una ex-moglie. Aveva
l’obbligo di 300 ore di lavori socialmente utili, era in libertà
vigilata e avrebbe dovuto ricomparire davanti ai giudici a febbraio.
«Vi avevamo avvertito che uomo era»,
hanno subito reso noto a Teheran le autorità iraniane. Il vice-ministro
degli Esteri Ebrahim Rahimpour ha detto: «Abbiamo comunicato al Governo
australiano i precedenti penali di cui questo personaggio s’era
macchiato in Iran, abbiamo consigliato di controllarlo da presso, ma
loro non hanno fatto nulla». Anzi, nonostante una richiesta di
estradizione (Man è scappato dall’Iran perseguito per frode, lasciando
moglie e due figli), hanno dato asilo a Man come «rifugiato politico», e
poi addirittura la cittadinanza: una larghezza assolutamente insolita
per le Autorità australiane, notoriamente molto strette nei permessi
d’immigrazione, all’immigrazione, specialmente d a certi paesi.
Le autorità australiane hanno ammesso che
Moni era ben noto a loro, e ai servizi di spionaggio (ASIO), perché
anche lì aveva commesso parecchi reati anche gravi. Ma non era nella
lista dei sospetti di terrorismo. Anche se un mese prima dell’irruzione
nel caffé Lindt, aveva postato un messaggio in arabo sul suo sito web,
in cui giurava fedeltà a «al Califfo dei Musulmani», probabilmente
intendendo il capo dell’ISIS… nonostante questo, lo hanno continuato a
lasciare a piede libero. Fino a che si è fatto ammazzare come avviene a
tanti assassini solitari, dall’irruzione dei corpi speciali.
Che cosa voleva, esattamente? Nulla. Nelle
ore in cui ha tenuto sotto il mitra gli ostaggi, Moni non ha avanzato
alcuna richiesta: lo animava solo la notoria volontà dei terroristi
jihadisti di fare del male a degli innocenti (come Putin ai passeggeri
del volo Malaysia), per ragioni insensate o infantili. Sembra che il suo
solo scopo fosse di esibire la bandiera nera del Profeta dalla vetrina,
in favore di telecamere. «Era un mattoide», hanno detto le autorità,
giustificando così perché non lo tenevano sotto controllo: l’hanno
sottovalutato.
Già, un mattoide che la giustizia australiana voleva interrogare sull’omicidio di tale « Noleen Hayson Pal, 30 anni, accoltellata 18 volte e data a fuoco nella periferia occidentale di Sydney
nel mese di aprile» del 2013: l’ex moglie, a quanto pare. Uno che anche
la stampa australiana conosceva bene, perché spesso lo intervistava
come esempio di ‘ayatollah’ (sic) ma liberale e ostile al regime di
Teheran, e poi di sunnita islamista, però moderno e di larghe vedute...
Certi mattoidi sono molto utili. Gente psichicamente instabile, altamente influenzabile dagli «stati d’animo collettivi» (états d’esprit, diceva Guénon ) che accorte Centrali – e i media loro coadiutori – sanno ben diffondere. Gente che al momento buono viene indotta a passare all’azione.
Come quel giovinotto, ricordate?, che ad
Ottawa, l’ottobre scorso, ha ammazzato due persone e fatto irruzione
nell’edificio del Parlamento, sicché ha dovuto per forza essere ucciso
(mai che li si possa interrogare, questi jihadisti solitari). Si
chiamava Michael Joseph Hall, ma preferibilmente Michael Zehaf-Bibeau
(fa più islamico: era il nome del patrigno, un ricco omo d’affari
libanese), 30 anni. Di ottima e ricca famiglia. Tossicodipendente più
volte fermato dalla polizia, che sapeva tutto della sua svolta
ossessivo-religiosa: S’era «convertito di recente all’Islam», attestano
gli investigatori. Di recente, e già così cattivo? Certo, «s’era
radicalizzato su Internet», hanno spiegato i media.
Radicalizzato su Internet.
Sul web s’era ‘convertito’ un altro canadese,
Martin Couture-Rouleau: giovanottone esaltato, senza alcuna radice
etnica o familiare che lo avvicinasse all’Islam: un quebecois de souche,
militante della francofonia. Poi la frequentazione di siti jihadisti,
l’ossessione, e si comincia a registrare su Facebook e Twitter come «Abu
Ibrahim al-Canadi», nome che s’è inventato da sé. Due giorni prima che
Michael Zehaf-Bibeau facesse irruzione nel Parlamento dopo aver ucciso
un soldato di guardia al monumento ai caduti, questo Couture-Rouleao
alias «Al Canadi» travolge volontariamente con l’auto due soldati
canadesi, uno dei quali morirà; subito dopo telefona al 911 (il telefono
di soccorso, equivalente del nostro 113) per esaltare il suo gesto, ma
delirando: l’ho fatto «per piacere a Dio». Anche lui, come l’altro,
erano schedati da polizia e servizi: gli era stato ritirato il
passaporto perché non andassero ad arruolarsi con Daesh in Siria.
E così, le opinioni pubbliche di due Paesi
anglosassoni, l’uno e l’altro all’altro capo del mondo e lontanissimi
dal Medio Oriente, hanno «provato sulla loro pelle» il pericolo
islamico. I due Governi, beninteso, partecipano alle operazioni
anti-Daesh (in realtà contro la Siria) ordinate da Washington: ora le
opinioni pubbliche hanno un valido motivo per approvare questo
coinvolgimento bellico così lontano.
Sono false flag.
Il che non vuol dire che non esista l’Islam
massacratore. Boko Haram, imprendibile e invincibile come l’ISIS,
continua a fare stragi. E i talebani che hanno ammazzato 141 scolari e
maestri nella sciola in Pakistan. Solo che, secondo i testimoni, gli
assassini parlavano arabo, altri una lingua dell’Asia centrale (ceceno),
non la lingua dei Talebani – il pashtu – o la lingua dei pakistano,
l’urdu. Il che significa che non erano affatto talebani. Ma specialisti
venuti da fuori.
1) Effettivamente da sabato
13 dicembre fino a martedì 16, i tre principali aeroporti ucraini
nell’Est, Zaporizhzhya, Dnipropetrovsk e Kharkiv, sono stati chiusi al
traffico civile. E vi sono atterrati invece, specialmente di notte,
grossi aerei da carico militari con la sigla US Air Force o NATO: hanno
scaricato molto materiale. Nell’aeroporto sono di Kharkov sono scesi un
numero notevole di militari stranieri, forse polacchi, equipaggiati ed
armati . Si ricordi che il Parlamento ha votato all’unanimità una
legge per permettere al presidente di iniziare atti di guerra contro la
Russa senza ulteriore autorizzazione. E inoltre è stata presa la
decisione di fornire armamenti letali al Governo ucraino, con lo
stanziamento d 350 milioni di dollari in sostegno militare e
non-militare al regime di Kiev. Venticinque milioni di dollari sono
destinati «ad espandere la democrazia in Russia e a sostegno delle
organizzazioni civili», ossia all’opposizione a Putin.
Tratto da: www.losai.eu